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 Mare

Di Padus

"…Sulla spiaggia ormai deserta, lì a due passi dalla sua piccola nave, il Comandante sembrava assaporare il piacere della gloria. Le onde ancora calde dell'uragano schizzavano spuma bianca ai suoi piedi. Provava piacere il Comandante a sentire sulla pelle gli schizzi salmastri e guardava lontano, laggiù sull'orizzonte, dove, dietro le nubi rossastre, si indovinava un tramonto di fuoco.
Sentiva dentro di sé una grande calma, una serenità dolce e sicura, come può venire soltanto quando l'uragano è passato, quando si è vinta una grande battaglia. E lui, quel giorno, aveva vinto due volte: aveva sconfitto l'uragano ed era diventato, davvero, il "Comandante"…".
Il mare, quell'enorme distesa di acqua che ricopre la maggior parte del pianeta terra, in cui vivono i pesci e navigano le navi, così affascinante e così misterioso, tanto che moltissimi scrittori, poeti o cantanti si sono ispirati, e continuano a farlo, immaginandolo come scenario, o come protagonista di sventure o storie romantiche.
Quando si pensa al mare non si può fare a meno di pensare anche ai suoi colori. Sciascia, intitolò una sua raccolta di racconti "Il Mare colore del vino", mentre l'italiano Camilleri, in uno dei suoi romanzi polizieschi, descrive un mare di "scumazza gialligna". Angelo Bertucci scrive di un mare nero in cui torna a viverci un polpo che per miracolo è scampato alla cottura in pentola. Dacia Maraini invece in "La lunga vita di Marianna Ucrìa", racconta di un mare "verde come un prato primaverile". E come si può dimenticare il famosissimo romanzo di Hemingway "Il vecchio e il mare" in cui ne parla descrivendolo "limpido e azzurro come il cielo"!.
Un vecchio proverbio marinaio dice "Dì bene del mare ma resta a terra", questo significa che il mare è si stupendo e poetico, ma anche insidioso e imprevedibile; a questo proposito c'è un altro vecchio detto: "Il mare ha sempre vent'anni", vuol dire che se qualcuno pensa di poter domare il mare, si sbaglia, anzi sarà lui ad essere domato, e deve essere ricordato soprattutto quando si naviga, così da avere sempre un po' di sana paura, che permetta di essere più previdenti e di non fare sciocchezze.

Tra le tante citazioni non può certo mancare il classico di Melville "Moby Dick" una fantastica avventura tra Oceano e balene. Ecco qualche passaggio: " …Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa - non importa quando esattamente - avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po' per mare, e vedere la parte equorea del mondo. È un modo che ho io di scacciare la tristezza, e regolare la circolazione. Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell'anima ho un novembre umido e stillante; quando mi sorprendo a sostare senza volerlo davanti ai magazzini di casse da morto, o ad accodarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando l'ipocondrio riesce a dominarmi tanto, che solo un robusto principio morale può impedirmi di uscire deciso per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto: Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un gran gesto filosofico Catone si butta sulla spada: io zitto zitto m'imbarco. E non c'è niente di strano. Se soltanto lo sapessero, prima o poi quasi tutti nutrono, ciascuno a suo modo, su per giù gli stessi miei sentimenti per l'oceano…".
Ma prendiamo un artista. Egli vuole dipingervi il più fantastico, il più ombroso, il più quieto, il più incantevole tratto di paesaggio romantico di tutta la valle del Saco. Qual è l'elemento principale che adopera? Là si rizzano gli alberi, ognuno col tronco vuoto quasi ci fosse dentro un eremita col suo crocefisso; e qui dorme il prato e lì dorme il branco, e dalla casetta laggiù si alza un fumo sonnacchioso. E un cammino sinuoso s'addentra in remote selve, e raggiunge i sovrastanti sproni de' monti bagnati nell'azzurro dei loro pendii. Ma per quanto la scena appaia così immersa nell'estasi, e il pino lasci cadere i suoi sospiri come foglie sul capo di quei pastore, tutto sarebbe inutile se l'occhio del pastore non fosse cucito alla corrente magica che ha davanti. Andate a vedere le praterie in giugno, quando per ventine e ventine di miglia si cammina affondando fino ai ginocchi nei gigli screziati: qual è l'unico incanto che manca? L'acqua. Non c'è una goccia d'acqua lì attorno! Se il Niagara fosse solo una cateratta di sabbia, fareste miglia per andarlo a vedere? Perché voi stessi, al primo viaggio fatto da passeggeri, avete avvertito un tale brivido misterioso al sentire che voi e la nave avevate perso di vista la terra? Perché gli antichi Persiani consideravano sacro il mare? E perché i Greci gli assegnarono un dio a parte, e fratello dello stesso Giove? Certo tutto ciò non è senza significato.
Ora, quando io dico che ho l'abitudine di mettermi in mare ogni volta che comincio a vederci appannato, e divento troppo cosciente dei miei polmoni, non vorrei si inferisse che io mi imbarchi mai come passeggero…No, quando m'imbarco, m'imbarco da marinaio semplice, proprio davanti all'albero, giù a piombo nel castello, su in cima alla testa d'alberetto. È vero che il più delle volte mi fanno sfacchinare e saltare da una manovra all'altra come un grillo in un prato di maggio. E questa storia, dapprima, è piuttosto sgradevole, ti tocca nell'onore; ma ancora, io m'imbarco sempre da marinaio per via del sano esercizio e dell'aria pura del ponte di prua. Perché, visto che in questo modo i venti di prua sono assai più frequenti dei venti di poppa (sempre che si rispetti, è logico, la massima di Pitagora), così il più delle volte il commodoro sul cassero riceve l'aria di seconda mano dai marinai sul castello. Egli crede di respirarla per primo, ma si sbaglia…".

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