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prodotti che trovate in questa sezione sono solo un assaggio di
sapori. E' tradizionale la lavorazione della carne suina, che nelle
case dei contadini si è sempre fatta. Proprio attorno alle
figure dei braccianti e dei piccoli proprietari che lavorano la
terra ruota la tradizione culinaria veneta bassopolesana, che non
è raffinata ma porta ancora sulle tavole il carattere inconfondibile
di questa terra. Si pensi ai salami di casa, speziati e lasciati
a lungo a stagionare nelle cantine umide. Sulle tavole si trovano
ancora i dolci che preparavano le massaie, come le torte fatte con
la patata americana, la "bissola" o la "pasqualina"
la cui forma tipica è la "S". Ci sono pesche pere
e mele coltivate nei frutteti e c'è quello che la terra offre:
prugne, amoli, more, giuggiole, i cui alberi e arbusti crescono
spontaneamente ai margini dei campi. Ci sono numerose specie di
funghi, circa quattrocento, e alcune sono commestibili e commercializzate,
come le sbrise
IL
RISO
Giunto
dall'Oriente con i reduci delle spedizioni di Alessandro il Macedone,
il riso venne poi introdotto in Italia dagli Arabi, che ne diffusero
la coltivazione in Sicilia poco prima dell'anno Mille. La presenza
nella pianura padano-veneta di grandi fiumi abbondanti di acqua
in ogni stagione determinò, dal XV secolo, la diffusione della coltivazione
di questa colonna portante della cucina veneta, che diventerà uno
degli alimenti simbolo della gastronomia regionale in Polesine e
nella Bassa Veronese, e cioè nelle zone umide lungo il Po e dei
suoi affluenti. Ancora oggi è coltivato in tutto il Basso Polesine,
e precisamente nella Sacca di Scardovari, mentre il processo di
pilatura non viene più fatto in queste zone, in quanto le pile non
sono più in funzione. La nuova coscienza alimentare e la crescente
attenzione per prodotti biologicamente sani ha fatto aumentare l'interesse
verso questo alimento, una volta venduto dagli speziali a caro prezzo,
come una medicina da prescrivere ai malati, ai vecchi ed ai bambini,
in quanto di facile digestione. Divenne poi un alimento popolare,
tanto che fino a un secolo fa tutte le minestre della valle padana
erano a base di riso.
Nella Sacca di Scardovari ne sono coltivate due varietà: il Vialone nano
ed il Carnaroli, conosciuti e già diffusi al tempo di Carlo Goldoni,
allorquando venivano abbondantemente prodotti nel Polesine, oltre
che nel Veronese e nei dintorni della stessa Venezia. A quel tempo
il piatto più conosciuto era quello dei risi e bisi, tradizionale
minestra servita il 25 aprile, ricorrenza di San Marco patrono di
Venezia, al convivio che il Doge offriva a tutti i membri del Maggior
Consiglio.
Grazie alla sua prerogativa di accoppiarsi agli alimenti più eterogenei
e di assorbire tutti gli intingoli, può facilmente essere cucinato
o abbinato a piatti a base di carne, pesce o verdura.
LA
ZUCCA
La
zucca (Cucurbita maxima Dene) è un ortaggio costituito dal frutto
della pianta, che appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee. A
proposito della sua provenienza e della terra d'origine, solo recentemente
dei botanici americani sono riusciti a rivendicarla, con argomentazioni
incontrastabili, all'America tropicale, e precisamente al Perù e
al Messico.
Questo ortaggio è caratterizzato da forma voluminosa ed appiattita
all'apice, e la spessa buccia verde è solcata da striature longitudinali
stilopeduncolari. Pur adattandosi a qualsiasi tipo di terreno, la
zucca predilige quelli di medio impasto, leggeri e ben drenati,
mentre richiede un'abbondante conciliazione e irrigazione, specialmente
durante lo sviluppo. La semina (o il trapianto di piantine seminate
in precedenza in serra) va eseguita tra marzo e maggio in buche
distanti tra loro un paio di metri, a 2-3 centimetri di profondità.
La polpa di colore giallo-arancio dal sapore dolce è ricca di semi
interni bianchi localizzati al centro del frutto, spesso impiegati
tostati e salati. Nonostante i climi subtropicali possano favorirne
una crescita smisurata, in realtà le zucche di dimensioni più modeste
sono senz'altro le più gustose.Sono commestibili anche i fiori,
che costituiscono un antipasto prelibato. Viene impiegata come contorno,
come base per minestre, gnocchi e risotti, in insalata o nei dolci.
La storia del Polesine è legata indissolubilmente alla zucca, ingrediente
principe della sua cucina. E particolarmente ricca di vitamina A,
per non disperdere la quale sarebbe consigliabile consumarla cruda
grattugiata, e contiene sali minerali come calcio, fosforo e potassio.
Viene indicata nelle enterocoliti, nell'insufficienza renale, nell'obesità,
nella dispepsia, nel diabete, nella diarrea e nella stipsi. Possiede
proprietà rinfrescanti e diuretiche. Non ha controindicazioni particolari.
IL
TARTUFO
Tutta
la zona di Rovigo, nella stagione da novembre a dicembre, lungo
i filari di pioppi, in terreni sabbiosi e di medio impasto, produce
ottimi tartufi bianchi della specie Tuber magnatum, tra i più profumati
e saporiti.
Lo possiamo trovare anche nella zona di Papozze e lungo le golene del Po. E
proprio a Papozze c'era un'antica trattoria di origine rinascimentale,
poi spostata in seguito all'alluvione che sconvolse queste terre,
rinomata per la preparazione di piatti tipici aromatizzati da questo
dono della terra. Questo
tubero, capace di esaltare i sapori di ogni piatto, è scovato grazie
al fiuto di cani addestrati allo scopo, e separato dalla terra dal
"tartufaro" con un colpo secco dell'apposita picchetta, badando
a non rovinare la cavità ove è nato, per consentire una successiva
riproduzione. I tartufi, infatti, non sono coltivabili, e la loro
crescita è dovuta ad un processo completamente naturale, a differenza
di molti tipi di funghi che possono essere sottoposti a coltivazione
"controllata". Nei giorni di mercato settimanale appassionati e
commercianti del settore si ritrovano nella zona di Ariano Polesine,
richiamati da questi preziosi tuberi.
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