| Considerando
la storia remota e recente del Polesine e confrontandola con la
realtà attuale della provincia emergono alcune costanti,
alcune caratteristiche nella vita della gente e nei riguardi dell'ambiente
che meritano particolare attenzione e ci aiutano a comprendere problemi
e peculiarità tuttora esistenti.
E sottolineare anzitutto il singolare rapporto che è sempre
esistito in Polesine tra l'uomo e le acque: fiumi, canali, paludi,
mare.
Dalle acque la gente ha sempre cercato di difendersi, gli argini,
le coronelle, le marezane, le chiaviche per la regolazione dei canali
sono i segni e gli strumenti, sempre più efficaci col trascorrere
dei secoli, di una costante diffidenza e di una motivata preoccupazione
dei polesani verso i corsi d'acqua. Sino a pochi decenni or sono
una parte considerevole delle abitazioni dei centri rivieraschi
del Po era situata nelle golene del fiume, più volte all'anno
nelle periodiche piene l'acqua entrava nelle case. La gente non
si trovava però impreparata ed ammassava i pochi mobili al
piano superiore dal
quale attraverso incerte passerelle di legno o per mezzo della barca
si poteva raggiungere l'argine. Era proprio questo il luogo più
sicuro in caso di alluvioni; allorché l'acqua del Po superava
i limiti di sicurezza, si organizzava la guardia al fiume: di giorno
e di notte uomini ben addestrati controllavano il livello delle
acque ed i punti più deboli del tratto arginale loro affidatogli
in particolare verificavano periodicamente i "fontanazzi",
le vene di acqua che affioravano anche a notevole distanza dal Po
e dalla loro torbidità traevano indicazioni sulla sicurezza
o sul pericolo per l'argine. In caso di rottura di argini l'esperienza
aveva insegnato tecniche efficaci per interventi urgenti di difesa:
l'affondamento di barche piene di sassi, la realizzazione di palizzate
e coronelle.
Oltre che nelle calamità, una approfondita conoscenza dei
fiumi da parte della popolazione consentiva la regolazione delle
acque attraverso una fitta rete di canali e fossati, essenziali
per la bonifica e per l'irrigazione delle campagne. Chiuse, ponti,
rinforzi di argini, pozzi costituiscono la testimonianza di una
diffusa, sapiente e pratica sintesi tra cognizioni idrauliche ed
esperienza edilizia.
La grande bonifica, che a partire dal Cinquecento ha mutato il volto
ambientale e produttivo del Polesine e che si concretizzava particolarmente
nella costruzione di capaci canali in grado di raccogliere le acque
stagnanti nel "retratto" aveva come ultimi protagonista
i contadini polesani, che realizzavano i precisi e caratteristici
filari di alberi ai margini delle piantagioni. Sono significativi
a questo riguardo contratti di affitto di terre incolte per lunghi
periodi ed a canone simbolico a famiglie di contadini purché
queste si impegnino a dissodare e rendere fertile il terreno loro
affidato.
Il rapporto tra il Polesine e le acque si coglie ancora considerando
l'origine e la fortuna dei centri abitati.
Rovigo,
secondo una ipotesi ormai comunemente accettata si sviluppa attorno
al X secolo allorché un ramo dell'Adige incrocia una importante
arteria che da Ferrara conduceva verso Nord. Si aprono così
nuove prospettive di comunicazione e di commercio e l'esigenza di
un più attento controllo dei traffici. Lo stesso ramo dell'Adige
determina la crescita di Badia, Lendinara, Costa e di altri centri
abitati lungo una via d'acqua che diventerà sempre più
rilevante.
Negli stessi secoli Adria pur risentendo dei negativi effetti delle
alluvioni riuscirà a mantenere, grazie ai numerosi canali
che solcano il centro abitato, il proprio carattere di punto d'incontro
tra vie d'acqua e vie di terra, in un equilibrio precario ma proficuo
tra economia commerciale ed agricola.
Le cronache del Sette ed Ottocento documentano quanto rilievo abbia
avuto per il Polesine lo stretto tracciato dei corsi d'acqua: facilità
di comunicazione con Venezia, Verona, possibilità di trasporto
di derrate e di materiali per l'edilizia, vivacità culturale
e civile, impiego di manodopera locale per la guida delle imbarcazioni,
la loro costruzione o riparazione.
Altra nota singolare della storia e della realtà polesana
è l'intreccio nel territorio di culture ed influssi diversi:
mantovani, ferraresi, padovani, veneziani. Il Polesine pur con le
sue fondamentali caratteristiche ambientali ed umane non è
rimasto estraneo alle vicende delle aree confinanti, ha ricevuto
ed assimilato elementi culturali, folcloristici, economici, civili
che contribuiscono alla varietà di sensibilità e di
vita sociale che rileviamo nelle varie zone della provincia. In
un lontano passato, al tempo delle grandi bonifiche, il Polesine
ha persino accolto e ospitato correnti migratorie provenienti oltre
che da aree limitrofe, da province lontane quali il bergamasco (in
particolare la Val Brentana, la Val Branbilla) il bresciano (soprattutto
il distretto di Chiari), il milanese. Non mancavano famiglie originarie
di Cremona, Parma, Firenze.
Questi insediamenti hanno contribuito a ravvivare gli scambi tra
il Polesine ed altre regioni attraverso commerci di sale, legname,
cereali, tessuti.

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