| Pianeta
Po. Sua Maestà il Po. Se Po c'è ancora. Dio Po.
E si può continuare: Po, padre, padrone; Po della storia
e della memoria; Po nome e nume.
Non si finirebbe certo tanto presto.
Ma intanto, stranezza del linguaggio, da secoli si usa il nome più
breve (che più breve non si può), vale a dire una
consonante e una vocale, a proposito del fiume più lungo
d'Italia e fra i più estesi d'Europa.
E un'altra cosa: foneticamente parlando, il monosillabo che lo denota
significa "poco", "esiguo", "scarso",
"insufficiente".
Che nome avrà avuto il Po presso i Celti o gli Illiri, gli
Unni o gli Etruschi?
Gianni Brera dice che l'etimo di Po è cinese e significa
palude*. Prima che Padus, si sa, secondo la nota leggenda
greca il Po si chiamava Eridano, e che fosse inteso come "padre"
(in tutti i dialetti padani figura l'accezione "pa'",
con riferimento a genitore, a vegliardo o a venerabile), non è
tanto un'ipotesi quanto una pratica di più o meno inconscia
ma osservata devozione.
Come si sa - storia di un fiume nel fiume della storia - il Po abita
da secoli e secoli la realtà e la fantasia di tante genti,
e non solo padane: la realtà, per come ha condizionato nascita
e crescita, vita e morte di milioni di uomini; la fantasia, come
sponda da sempre imprecisata di ogni mito popolare.
C'è un Po dappertutto, insomma, nella letteratura e nella
vita, sia nella breve ruota della quotidianità, come nei
lenti ma lunghi trascorsi delle generazioni; sia nell'oralità
delle storie sgranate attorno ai focolari, come nei romanzi o racconti
dei più valenti autori dei nostri tempi.
E di tali pagine narrative s'intende qui rendere ragione, anche
se solo per veloci tangenze.
*G.
Brera, Po, Milano, Dalmine, 1973, p. 14
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