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L'ARTE
FIGURATIVA NEL POLESINE
Il
turista sensibile all'arte figurativa che giunge in Polesine, rimane
positivamente sorpreso per la ricchezza e l'importanza delle opere,
soprattutto di maestri della scuola ferrarese e della scuola veneta,
che può ammirare. A Rovigo l'arte ferrarese è presente alla fine
del Quattrocento e continua ad esserlo anche nel primo periodo di
"pace veneziana", che inizia nel 1515 e dura fino alla caduta della
Serenissima. Sull'altare della Cappella Casalini, nella Chiesa di
S. Francesco, viene collocata una pala raffigurante "La Madonna
in trono tra i santi Pietro e Andrea", eseguita dal pittore ferrarese
Domenico Panetti. Tra
le tele di dimensioni minori, ma di uguale qual ità,
giungono opere di un importante pittore veneziano del Cinquecento,
momento in cui la pittura ferrarese è dominante in S. Francesco,
ma nonostante ciò, sotto il governo della Repubblica Veneta, non
tarda a diffondersi l'interesse per l'arte lagunare, rappresentato
da due esempi di manierismo veneto firmati Jacopo Palma, con "Cristo
risorto con i Santi Bellino e Stefano"(1625), e Andrea Vicentino
con "La Madonna che da lo scapolare a San Simone Stock". Al 1594
corrisponde l'inizio della costruzione dedicata a Santa Maria del
Soccorso (terminata poi nel 1622), detta la Rotonda, la quale, avendo
ampie pareti che si prestano alla decorazione, accoglie svariate
tele celebrative; protagonisti, i grandi maestri veneti del Seicento,
con dipinti di dimensioni imponenti, in modo da adattarli esattamente
alle superfici secondo un preciso progetto globale, ma sempre con
lo stesso schema: la Madonna con Bambino in alto a sinistra, e il
Veneto Rappresentante in basso, inginocchiato, circondato dai Regolatori
della città e da figure allegoriche delle sue virtù. Nel 1649, periodo
apice per la pittura veneta del Seicento, si verifica un consistente
ritorno all'arte ferrarese, conseguente all'iniziativa dei monaci
olivetani di S. Bartolomeo, in quel periodo in condizioni economiche
particolarmente fiorenti; questi dunque, commissionano opere ad
artisti dapprima ferraresi che avevano lavorato in altri monasteri
olivetani, e poi a Francesco Mosca, un pittore minore di Lendinara,
con tre tele da posizionare sull'altare. Nel Settecento a Rovigo
si sviluppa una straordinaria fioritura culturale per merito dell'Accademia
dei Concordi, in seguito alla protezione ottenuta dalla Repubblica
Veneta nel 1739.
Questa
cominciò ad occuparsi anche di pittura per ornare la sala delle
lezioni accademiche con le immagini dei personaggi illustri della
città, ma anche con quelle dei grandi protettori veneziani, e in
un secondo momento con altri personaggi vissuti molto tempo prima.
L'iniziativa fu talmente gradita che a poco a poco Rovigo ottiene
l'attenzione degli studiosi a livello internazionale e scatena una
vera e propria gara tra i maggiori nobili della città per avere
abbellite le facciate dei loro palazzi con dipinti di importanti
maestri veneti. Nel 1833 nasce la Pinacoteca dei Concordi, formata
per la maggior parte dalle opere del collezionista più appassionato,
il conte Giovanni Francesco Casilini; altre donazioni avvengono
nel primo decennio del Novecento, ma l'incremento più notevole si
deve alla volontà degli ultimi eredi della famiglia Silvestri, diventando
così elemento di grande prestigio per la città, visitato da esperti
italiani e stranieri. Ancora oggi la Pinacoteca, con la sua razionale
sistemazione museografica, attuata nel 1971, è considerata una delle
più interessanti del Veneto.
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