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STORIA
ECONOMICA DEL POLESINE
Dalle
municipalità democratiche all'Unità (1797-1866)
E'
stato presentato il 18 dicembre scorso all'Accademia dei Concordi
di Rovigo il primo dei tre volumi della Storia economica del Polesine
di Lino Scalco, ideatore del progetto per conto della Camera di
Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Rovigo, seconda,
nel Veneto, solo a quella di Vicenza, promotrice di un'analoga iniziativa
editoriale. Un libro denso e complesso, questo, reso possibile dalla
ricchezza delle fonti cartacee e cartografiche che ha consultato
in una dialettica spazio-temporale, in cui prendevano forma l'ambiente
naturale e umanizzato, terra di frontiera, i caratteri e la morfologia
del paesaggio, i diversi insediamenti, i processi di costruzione
del territorio con le relative rappresentazioni cartografiche, ma
anche le gerarchie sociali e le stratificazioni della società
urbana, mercantile e rurale, i ceti dirigenti e le élites
con le loro culture, le dipendenze e le interdipendenze, le subordinazioni
e le insubordinazioni, la presenza onerosissima e determinante della
Comunità israelitica di Rovigo prima, durante e dopo l'emancipazione;
e ancora, le masse popolari, i moti di prote sta
antifrancese e antiaustriaca, le spinte contrapposte alla promozione
sociale e alla decadenza, gli stessi comportamenti delle popolazioni
e, in misura appariscente, l'organizzazione economica sia nella
manifattura che nel mercato, che nella Camera di commercio ha il
suo perno fondamentale.Tra il 1815 e il 1866, cioè durante
la seconda e terza dominazione austriaca, sfumature a parte e semplificando,
la società polesana si può cogliere secondo uno schema
ternario: in primis l'Austria con i suoi apparati politico-ideologici
e la sua occhiuta amministrazione nel Regno Lombardo-Veneto; in
secondaposizione una minoranza, che tale rimarrà, rappresentata
dagli ebrei polesani, sempre meno mimetizzata perchè come
un fiume carsico emergerà con prepotenza in superficie manifestandosi
come vera testa pensante, centro di potere economico-finanziario
senza soluzione di continuità negli affari e nei traffici,
nelle mercature e in tutte le principali dinamiche economiche nei
ruoli di cambiavalute e banchieri, imprenditori di appalti d'ogni
genere e commercianti, negozianti e venditori, fabbricanti e filandieri
in particolare a Rovigo, Adria, Polesella, Badia e Fratta Polesine;
in terza posizione, le masse popolari solitamente gregarie e, per
il potere, preferibilmente non vocianti.
Un
panorama inedito, dunque, sconosciuto persino alla storiografia
regionale più avvertita, grazie a quel contenitore, scrigno
di tanto sapere e spessore storico, di una così preziosa
memoria tradita che è l'archivio storico camerale che ci
restituisce, attraverso una fitta rete di relazioni, l'immagine
di sudditi operosi e di cittadini inerti, quasi ad indicare la sopravvivenza,
stricto sensu, della società di antico regime; un archivio
finora sottovalutato rispetto alle potenzialità delle sue
fonti per la storia economica, importante perché esso identifica
globalmente e con precisione l'istituzione cui appartiene connotandola,
registrandone le attribuzioni di quand'era Tribunale di commercio
di prima istanza che interveniva quale organo giudicante in materia
di controversie mercantili; cogliendone lo spazio operativo quando
questo si allarga e la sfera delle sue attribuzioni si arricchisce
con la vigilanza e la ricognizione, la proposta e la promozione,
la regolamentazione e la rilevazione statistica contribuendo in
misura determinante allo sviluppo del commercio interno con le fiere,
i mercati e l'Ottobre rodigino, ma anche con l'accertamento degli
usi e delle consuetudini, il movimento delle ditte, le rilevazioni
dei fallimenti, dei protesti e dei prezzi, l'approntamento dei listini
delle derrate con frequenza periodica e con funzione calmieratrice,
oltre che con la disciplina delle professioni, la repressione dell'abusivis mo,
la determinazione dei pesi e delle misure, la verifica periodica
dei relativi strumenti, gli interventi a favore dell'agricoltura,
della zootecnia, della pesca, dell'industria molitoria, della coltivazione
della canapa, della produzione di granaglie, dell'allevamento dei
bozzoli e della sericoltura, della navigazione sull'Adige e sul
Po, delle irrigazioni e delle bonifiche, dei trasporti terrestri
con la ferrovia Padova-Rovigo, le diligenze, le tramvie e le postali,
financo le stesse variazioni della sede camerale, che dalla seconda
metà dell'Ottocento sarà allogata nel cinquecentesco
Palazzo Pretorio, già sede del podestà veneziano nei
secoli di dominazione della Serenissima in Polesine.
La
periodizzazione di questa Storia economica del Polesine prevede
altri due volumi: il secondo, dal 1866 al 1914, tratterà
dei benefici effetti derivanti dall'introduzione della meccanizzazione
agricola, delle condizioni dei braccianti polesani negli anni della
grande depressione, della crisi agraria e dell'emigrazione, dell'esordiente
industrializzazione tra Otto e Novecento, del sistema creditizio
e dei nuovi problemi economici posti dall'età giolittiana.
Nel terzo, dal 1914 al 1951, l'analisi si sposta sulla Grande guerra,
sulle origini del fascismo, sulla composizione della società
polesana tra le due guerre mondiali, l'attività del Consiglio
provinciale dell'economia di Rovigo, del Consorzio agrario e dei
Consorzi di bonifica, degli istituti di credito, la cosiddetta battaglia
del grano nelle diverse aree agrarie dell'Alto, Medio e Basso Polesine
vista nei termini di incremento della produttività e di estensione
della produzione cerealicola, per concludersi con gli anni cupi
della Seconda guerra mondiale con l'occupazione militare tedesca,
la Repubblica Sociale Italiana, la Resistenza, l'occupazione militare
alleata, la Liberazione, la ricostruzione e l'alluvione del 1951.

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