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A
Loreo, ogni anno, la vigilia della Trinità, si celebra l'antichissimo
rito dell'omonima Confraternita dei Flagellanti, al quale partecipano
alcune centinaia di fradèi
provenienti da molte località del Veneto, dell'Emilia, della Lombardia,
del Trentino-Alto Adige e del Piemonte. A mezzanotte essi sono chiamati
a raccolta dalla campana dell'Oratorio, dove si svolge la cerimonia
pubblica della vestizione e del giuramento. I novizi, invitati dal
padre guardiano e dal priore, prestano giuramento sulla Croce e
sul Vangelo, dopo aver indossato, aiutati dai rispettivi padrini,
il caratteristico saio rosso. Al termine di questo rito, gli estranei
escono dalla chiesa, mentre i confratelli cominciano quelle pratiche
religiose conosciute come orazioni mentali con la disciplina, che
la costituzione della Confraternita, eretta nei primi anni del Seicento,
stabilisce con rito segreto.
Verso
le tre i fradèi escono in processione, con i rossi cappucci calati
sul saio, impugnando torce e candele accese. Percorsi due chilometri,
la processione raggiunge la chiesa del Pilastro, per le preghiere
ai defunti (vigilia cimiteriale)...Comincia ad albeggiare quando
gli incappucciati rientrano nell'Oratorio, dove inizia subito la
celebrazione della messa, alla quale assistono in preghiera anche
le consorelle della Trinità, escluse dal rito notturno. Verso le
cinque la scuola dei fradèi si conclude con la benedizione impartita
dal padre guardiano e con il saluto e gli auguri del priore. Anticamente
la Confraternita si riuniva sette volte all'anno (Ascensione, Pentecoste,
Trinità, Corpus Domini, Assunzione, San Bartolomeo, e Natività della
Vergine). Attualmente la Scuola (o Capitolo) più frequentata e seguita
è quella della festa della Trinità. Indubbiamente è molto diminuita
la forza mistica che i riti rivestivano nei tempi antichi. La flagellazione
col cilicio, le lunghe mortificazioni nella chiesa buia a porte
chiuse, le preghiere notturne accanto alle tombe, sono ora ridotte
a simboli, a preghiere e meditazioni.
La
Confraternita ha ormai più di tre secoli e mezzo di vita e conta
ancora quasi tremila iscritti, in maggioranza uomini. Dopo l'alluvione
del 1951, moltissimi fradèi sono emigrati, tuttavia anch'essi
sono sempre legati alla loro Confraternita da vincoli duraturi e
tuttora scrivono al priore, domandando notizie della Scuola e inviano
le quote annuali. Solo ai più vicini ed ai meno vecchi, uomini e
donne, è possibile prendere parte, almeno una volta all'anno, a
questi singolari riti notturni che ancora resistono - caso rarissimo
in tutta Europa - alle ingiurie del tempo ed alla furia dei nuovi
costumi.
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