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È
un antichissima città che sorge nel Polesine, ultimo lembo
di quel vasto territorio alluvionale che è la Pianura Padana
con una superficie di 2000 kmq.
È il centro principale del Bassopolesine e dista da Rovigo
21 km.
La sua altitudine è di mt. 4. Ha una popolazione di 20.000
abitanti ed è sede vescovile.
Proprio per la sua antichissima storia, la spiegazione scientifica
del suo nome è particolarmente difficile e influenzata da
leggende e miti. Secondo queste leggende
la città sarebbe stata fondata da Diomede, compagno di Ulisse
nella guerra di Troia. Questi, giunto incolume nel nostro
territorio, trovò la zona quieta e tranquilla, qui fondò
una nuova città che chiamò "Aetria" che
significa appunto serena.
A
questi luoghi e spiagge, secondo un'altra leggenda, approdò
il mitico Adria, il padre di Jone, che a sua volta avrebbe dato
il nome al mare Jonio.
Una terza leggenda, narra del re Adriano giunto in quella che è
l'odierna Adria su un cocchio dorato che si troverebbe ancora sepolto
nel sottosuolo adriese.
Sulla etimologia del nome di Adria comunque le ipotesi più
attendibili sono: a) secondo alcuni studiosi la città ha
un origine umbra e il nome significherebbe "città nera";
b) secondo altri autori, il nome della città deriva da "atrium"
(atrio, porta, ingresso) quindi ingresso al mare; c) altri si rifanno
a vocaboli fenici per sostenere che Adria significa "città
forte" o "paese aperto, senza mura"; d) altri studiosi
infine si rifanno alla sua origine etrusca facendo risalire il suo
nome ad "atrium" che significava giorno. Adria sarebbe
stata la città del levante e Atriaticum il "mare di
levante". Infatti il territorio di Adria e del mare Adriatico
era posto a levante rispetto all'Etruria (Toscana) sede degli etruschi
occidentali.
Parlare dell'origine di Adria significa riportarsi all'età
arcaica (VI sec. A.C.).
Adria
alle origini era proiettata nel mare e allacciata alla terraferma
da un lembo di terra. Davanti a sé aveva l'isola di Loreo
e di Ariano. È stato così per secoli. Dal mare ebbe
sviluppo e prosperità. Il suo porto era conosciuto come un
emporio sicuro, agevole e ampio tanto che nel 69 d.C. i romani vi
insediarono 300 navi.
Non si sa con precisione quando i primi abitatori vi si installarono.
Si sa solo che erano paleoveneti. Venezia, Ravenna, Rovigo e Ferrara
non esistevano, almeno come città, e non esistevano strade
per l'accesso all'interno.
Questo
piccolo villaggio, situato in riva al grande fiume Po, era in posizione
strategica, a contatto, tramite la via navigabile, con il Nord Italia
e l'Europa.
I Greci ne decretarono il successo, facendone un emporio commerciale
di prim'ordine e nodo di smistamento delle merci per tutta la valle
padana e oltre.
Essi portavano i preziosi vasi attici, olio e vino, che scambiavano
con prodotti agricoli e bestiame, oltre ai prodotti del nord. Frammenti
di coppe attiche e di un cratere corinzio a figure nere, databili
ai primi del VI sec. A.C., testimoniano che Adria fu il più
antico scalo commerciale greco dell'Alto Adriatico.
Furono
gli Etruschi però a dare il contributo più originale
e duraturo alla città: lo testimoniano le fonti letterarie
e i dati archeologici.
Gli Etruschi si spinsero verso nord alla ricerca di nuovi sbocchi
commerciali e puntarono decisamente su Adria, fiorente centro di
traffici, per farne l'estremo polo di riferimento nord - orientale
dei loro domini. L'importanza che la città assunse in tale
zona d'Italia portò come conseguenza che il mare su cui essa
si affacciava venne chiamato Adriatico.
Con
la presenza etrusca furono iniziate le prime bonifiche delle terre.
Ciò comportò il fiorire dell'agricoltura e lo sviluppo
dei commerci. Vi si installarono industrie. Prese avvio l'assetto
urbano della città e l'organizzazione del territorio.
La visita al Museo Nazionale Archeologico, obbligatoria giungendo
ad Adria, può dare l'idea dell'importanza che Adria rivestiva
in questo periodo, infatti distrutte le antiche vestigia dall'azione
dell'uomo e dalle continue alluvioni, essa risulta molto ricca di
reperti archeologici ellenistici, etruschi e romani.
L'abbondanza di ritrovamenti di manufatti di vario tipo (ceramiche,
bronzi) e soprattutto la necropoli messa in luce durante lo scavo
del 1938-40 non ammettono dubbi sull'importanza dello stanziamento
etrusco ad Adria.
La
città entra nell'orbita romana già nel secondo sec.
a.C., ma diventa Municipium probabilmente verso il 49 a.C. In quest'epoca
continuò l'opera di bonifica e di organizzazione del territorio
anche attraverso un efficace sistema viario. Importanti soprattutto
erano la via Popilia, che proveniva da Rimini (al museo è
conservato un miliario) e la via Annia che arrivava fino ad Altino.
Proprio di questo periodo sono i ritrovamenti e gli scavi degli
ultimi anni in località Ca' Cima, circa sessanta tombe romane
ed ellenistiche, e lo scavo di via Chieppara nel quale è
venuta alla luce una struttura alta circa 70 cm. e larga circa quattro
metri composta da grossi blocchi di trachite. È sicuramente
la fondazione di un fabbricato che probabilmente faceva parte di
un grosso complesso architettonico romano, vista la vicinanza del
teatro individuato durante la costruzione del Convento dei Padri
Riformati (attuale Ospedale vecchio).
Dal
punto di vista monumentale infatti, in epoca romana, il nucleo urbano
si sviluppò nell'area dell'attuale museo nazionale, dove
sorgevano probabilmente anche le terme e il porto della città.
Nel Medioevo eventi umani e calamità naturali distrussero
molte infrastrutture cambiando totalmente la storia sociale, economica
della città, numerose rotte dell'Adige e del Po cambiarono
completamente il territorio, rendendo i terreni circostanti paludosi
e facendo scomparire definitivamente il porto.
Periodo
storico particolarmente importante e decisivo per la storia di Adria
fu quello dell'alleanza e protezione della Repubblica Veneta fino
al 1797. Venezia infatti lascia il segno nelle case, nelle vie,
nelle istituzioni, nelle tradizioni, e soprattutto nelle opere idrauliche.
Tra di esse la più importante è il taglio di Porto
Viro (1604), perorato dal nobile adriese Luigi Groto, detto il Cieco
di Adria.
Dal
punto di vista urbanistico, alcuni secoli or sono, il centro di
Adria era percorso da due rami del Canalbianco: quello della Tomba
(detto il Canalino) e quello di Castello uniti da una canaletta
che scorreva parallela alla caratteristica "strada granda"
(secondo lo storico Bocchi, nel 1536 esistevano nella città
ben nove canali). Poi nella prima metà del secolo scorso
in seguito a interramenti e lavori di risanamento rimasero esclusivamente
il rami di castello e quello navigabile a sud della città.
Gli insediamenti iniziali sono avvenuti attorno al Canalbianco considerato
soprattutto una difesa dalle calamità naturali poiché
la città sembra essere stata favorita da sua posizione altimetrica
che a volte la risparmiò dai disastrosi danni portati dalle
inondazioni.
Adria, un tempo proiettata nel mare poi porto dell'Adriatico, in
seguito soggetta a continue alluvioni, ha dovuto nella sua storia
confrontarsi continuamente con un elemento condizionatore del suo
sviluppo e della sua esistenza: l'acqua, implacabile nemica e nello
stesso tempo fautrice di accrescimento e maturazione.
Oggi, come in passato la propensione economica e culturale della
città sta nella sua funzione di riferimento e di servizi
rispetto ad un'ampia zona circostante, che supera i confini del
Basso Polesine.
TRADIZIONI
Il ballo dell'"ahimè"
Nel
Polesine la passione per il ballo è stata sempre vivissima
e ha dato origine a numerosi balli di figurazione, detti anche prematrimoniali
perché un tempo costituivano l'unica occasione a disposizione
dei giovani per conoscersi anche in vista di un possibile matrimonio.
Tra i balli di figurazione più caratteristici del paese c'è
quello detto dell'"ahimè", perché comincia
con un ballerino che sospira dicendo "ahimè". Gli
risponde il direttore della danza e gli chiede "cosa c'è?".
Gli risponde il ballerino dicendo "sono ferito", e a sua
volta il direttore domanda: "Da che parte?". A questo
punto cominciano le difficoltà, in quanto il ballerino deve
descrivere il male usando parole che facciano rima con le caratteristiche
della dama da lui prescelta per la danza, se fallisce non potrà
conquistare la ragazza.
La
Gianda
Nel
gioco della conta, che qui viene chiamato "giada" o "gianda",
i bambini usano filastrocche e formule così incomprensibili
da far pensare a resti di formule magiche.
Frazioni:
Baricetta, Bellombra, Bottrighe, Ca' Emo, Cavanella Po, Fasana,
Mazzorno Sinistro, Valliera.
Mercato:
mercoledì e sabato
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