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Genti
greche approdarono nel territorio polesano, e adriese in particolare,
per la prima volta tra il VII e il VI sec. a. C. Le evidenze artistiche
rimasteci sembrano suggerire che questi primi greci fossero Corciresi,
cioè coloni corinzi da Corcira, l'attuale Corfù. Essi erano mercanti
alla ricerca, probabilmente, di un sito conveniente per lo sfruttamento
di commerci di ampio respiro a vantaggio della loro madrepatria
Corinto. Adria sembrò convenire alla perfezione come crocevia dei
commerci tra Mediterraneo e Nord-Europa, tra Etruria e Pianura Padana.
La loro prima attività fu rivolta perciò alla sistemazione idrica
del territorio per assicurarne una situazione stabile e vantaggiosa,
in questo non osteggiati dalle locali popolazioni venetiche che
tollerarono l'ingegnoso e ricco emigrante. A questa popolazione
si deve l'invenzione della tecnica di decorazione dei vasi detta
"a figure nere" su fondo rosso, così diffusa e popolare nel territorio
adriese. Quei vasi che dalla metà del VI sec. siamo soliti chiamare
"attici", poiché gli ateniesi si impossessarono della tecnica perfezionandola
e inondarono i mercati di questi prodotti raffinatissimi e molto
costosi.
Il
ritrovamento cospicuo di questi manufatti nelle necropoli adriesi
lascia intendere che Adria, nella seconda metà del VI sec., ebbe
l'importanza e la visibilità eccezionali di cui ci parlano gli storici
greci e latini, e che la componente greca era ormai consolidata,
di varia provenienza, e raccolta in famiglie protocoloniche. Tipicamente
attica è poi l'invenzione dei vasi decorati "a figure rosse", largamente
attestati in Adria fin dall'inizio, cioè dal 530-520 a. C.: il risultato
ottenuto, figure rosse staccanti su un fondo nero, era l'inverso
della tecnica precedente e permetteva una finezza ed eleganza di
tratteggio, disegno e particolari molto superiori. La presenza greca
fu meno attiva quando ragioni commerciali e logistiche la indirizzarono
più a Sud, verso Spina, al comincio del V sec. Adria perdette a
questo punto il collegamento con l'Etruria ma conservò la sua peculiare
vocazione di snodo dei traffici che dal Mediterraneo si inoltravano
verso il Centro Europa e il Baltico.
I
Greci continuarono a scambiare qui olio, vino e manufatti con grano,
ambra, bestiame e metalli, con sempre minore intensità però, per
l'interramento progressivo e inevitabile del porto adriese, e la
sua uscita dalle rotte internazionali. Già nel II sec. a. C., e
qualche decennio dopo per l'arrivo dei Romani, Adria non ospita
che sporadicamente genti greche.
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