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Falco pellegrino nel Delta del Po
Il nome volgare “falco” è spesso usato impropriamente nella lingua italiana per indicare un ampio spettro di rapaci non falconidi (Accipitridi), come avvoltoi, aquile, poiane, astori e sparvieri, nibbi e albanelle. Il fatto è che i ...
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 Falco pellegrino nel Delta del Po
    di Padus , 29/3/2008




Falco pellegrino nel Delta del Po

Il nome volgare “falco” è spesso usato impropriamente nella lingua italiana per indicare un ampio spettro
di rapaci non falconidi (Accipitridi), come avvoltoi, aquile, poiane, astori e sparvieri, nibbi e albanelle. Il
fatto è che i falchi propriamente detti sono solo quelli dalla caratteristica sagoma ad arco di balestra e le
ali appuntite – adatte al volo battuto ed alle picchiate: sono rapaci molto “aerei” confrontati agli altri, nel
senso che spesso sono specializzati nella caccia al volo. Tra questi il Falco pellegrino è il più “aereo” fra i falconidi, essendo un predatore quasi esclusivamente ornitofago,cioè che si nutre esclusivamente di uccelli che cattura in volo tramite picchiate verticali, durante le quali si trasforma nell’animale più veloce del pianeta: le picchiate del Pellegrino possono infatti raggiungere e superare la stupefacente velocità di 3-400 km orari (la velocità massima in volo orizzontale battuto è di oltre 110 Km orari equivalente a quella del ghepardo), Le narici del Pellegrino sono modificate in modo da impedire l’ingresso violento di aria durante le picchiate. Il Pellegrino adotta differenti sistemi di cattura al volo delle sue prede alate, di cui la picchiata verticale rappresenta sicuramente quello più spettacolare. Questo sistema d caccia prevede il pattugliamento da parte del rapace da grande altezza (fino a 1000 metri). Identificato il bersaglio, per mezzo di una mezza capriola in avanti, chiude le ali e si lascia andare in una incredibile discesa verticale. Spesso l’impatto ad altissima velocità è la causa che determina la morte della preda che, in mezzo ad una nuvola di penne, comincia a scendere in caduta libera. A quel punto il falcone, ancora impegnato nella “frenata”, ritorna indietro descrivendo un semicerchio verso il basso, per afferrare la preda al volo con gli artigli. Dopodichè, tipicamente, rompe ancora in volo il collo della vittima con il becco, spesso decapitandola. I pellegrini raramente catturano prede a terra, né mangiano animali già morti, e sono addirittura riluttanti a raccogliere a terra una preda che è inavvertitamente caduta dopo l’attacco. Spesso all’avvicinarsi del periodo riproduttivo il maschio e la femmina vanno a caccia insieme,dimostrando spiccate doti di caccia cooperativa. Per esempio, in caccia sulle paludi, uno dei due passerà in volo radente sugli stormi di anatre o limicoli posati sull’acqua facendoli alzare in volo, mentre l’altro si lancerà in picchiata dall’alto su uno di essi. Giusto per dire che per il terzo anno consecutivo una coppia di falco pellegrino sta nidificando nel Delta del Po sulle “falde” di una torre piezometrica dell’acquedotto nei pressi di Corbola.
Questi uccelli che sempre più occupano determinati spazi urbani per nidificare (torri, palazzi, grattacieli)sono facilmente osservabili tramite web cam, in questo sito - Birdcam - si possono vedere le coppie di falco pellegrino di Bologna e Roma, in questo invece - Word of animals - web can puntate su falchi, e non solo, in altre parti del mondo
Le notizie sono tratte da un articolo di Gianluca Serra ”Identikit del falco pellegrino” dove si possono leggere tante altre notizie riguardanti questo fantastico falco.

di Nicola Donà


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