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Il "saggio" istituto
Per dovere di cronaca diciamo che dei 5 piatti adagiati di fronte a noi: nessuno è tornato in cucina con la minima speranza di essere lavato.
La cena ecumenica del 24 novembre 2000
Racconto di un'esperienza scolastica

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 La cena ecumenica del 24 novembre 2000
    di Padus , 9/9/2000


L’Istituto Alberghiero collabora
con Enti e Istituzioni presenti nel
territorio polesano

Nell’ambito dell’offerta formativa del nostro istituto sono previste attività pratiche esterne, che sono rappresentate principalmente da banchetti o servizi di ristorazione (buffet, brunch, ecc..) allestiti in occasione di convegni, cerimonie organizzate da enti istituzionali o associazioni pubbliche non aventi scopo di lucro.
Si tratta di vere e proprie esercitazioni pratiche di cucina, sala-bar o ricevimento realizzate direttamente nei luoghi dove si svolgono pubbliche manifestazioni e che impegnano prevalentemente gli allievi delle classi III, IV e V.
Questo tipo di attività formative realizzate in situazioni operative non simulate e cioè, a diretto contato con veri fruitori dei nostri servizi, permettono di realizzare esperienze di alto livello professionale che faciliteranno enormemente l’inserimento nel modo del lavoro dei nostri allievi
Una delle ultime attività è stata seguita con particolare attenzione e cura dal Prof. Fantinato Murizio che da sempre si occupa e approfondisce tematiche legate alla cultura gastronomica.
Di seguito presentiamo la sua relazione inerente l’importante esperienza realizzata in collaborazione con l’Accademia Italiana della Cucina .

RACCONTO DI UN’ESPERIENZA SCOLASTICA

LA CENA ECUMENICA DEL 24 NOVEMBRE 2000

Nel mese di ottobre l’Accademia Italiana della Cucina nella persona del Sig. Lucio Rizzi Delegato della sezione di Rovigo, Adria-Chioggia, chiese al nostro Istituto la collaborazione per studiare e organizzare una cena all’insegna del cibo dei pellegrini, da chiamarsi "Cena ecumenica".
La celebrazione giubilare si sarebbe tenuta nella serata del 24 novembre del 2000 in tutta Italia così come nel resto del mondo dove ci fosse una Delegazione dell’Accademia. Il piatto centrale sarebbe stato "La zuppa del pellegrino" che acquistava così il valore di piatto-simbolo di unione e condivisione. Per quanto riguarda la zuppa del pellegrino, che poteva essere differente da luogo a luogo, si doveva preferibilmente individuarla tra i piatti della tradizione locale. Incominciava così un lungo cammino di ricerca. Nel nostro territorio non abbiamo testimonianza letterale di un piatto specifico riconducile al periodo preso in considerazione (1300-1400). La prima indicazione mi venne dallo studio delle istituzioni cavalleresche di Alberto Gamaleri Calleri Gamondi, apparsa su "See International Summary" , dove si dice che i segni distintivi dei pellegrini nei "sacri viaggi" in Palestina erano una conchiglia o una foglie di palma che alcuni portavano cucite sulla pellegrina o mantella. Ma quello che mi attirò fu lo stemma araldico di alcuni nobili veneziani in partenza per la Terra Santa dove erano raffigurati due uccelli, un colombo e un fagiano. Nacque in quel momento la zuppa del pellegrino: presi in prestito "la supa poverina", l’arricchii con brodo di colombo che sarebbe apparso sminuzzato anche nel piatto, un poco di cavolo che era usato anche come medicinale, e un uovo, per rafforzare il gusto. Questa sarebbe stata la zuppa del Pellegrino. Per avere conferme sulla veridicità delle mie intuizioni chiesi al prof. Paolo Rigoni, studioso ed esperto di storia e costumi del Polesine’ che confermò e mi diede anche dei suggerimenti validi: "Aglio e cipolla erano usati in abbondanza per evitare le infezioni. potresti inserire anche il MORETUM un pane aromatizzato con erbe diverse della cucina latina, dal momento che l’aggiunta di ingredienti nel pane s’è mantenuta nei secoli". Lo feci a ciambella al modo dei busolai, che per la loro forma potevano essere trasportati alla cinta.
La cipolla fu poi la base per il piatto di carne, "il fagiano in saor", abbinato alle erbette di campo all’olio d’oliva. Il dolce non poteva che essere un trionfo di aromi del Medio Evo: farina, fichi, miele, uova, olio d’oliva, lievito naturale. Un dolce profumato, povero, ma ricco di suggestioni.

Qui terminò il mio lavoro e subentrò quello dei miei alunni che svolsero il lavoro pratico con serietà e competenza. Questo resoconto vuol essere anche un ringraziamento per essi perché senza il loro spirito di ricerca, lo stimolo a mettersi continuamente in discussione tipico della loro età, la nostra scuola non potrebbe affrontare impegni e sfide a volte veramente ardue.

Fantinato Maurizio
e la terza C m.c.



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