Spazzolato tutto!
Guarnizioni comprese.
Ma la serata all'istituto Alberghiero di Adria, lunedì 11 giugno, aveva in programma ben altro che il semplice e cristiano dovere del sfamare gli affamati.
Si presentava anziché no, il saggio di 3 classi giunte al termine della loro preparazione scolastica e come al conservatorio si suona Mozart, all'Alberghiero si spadellano soufflè.

Il maestro d'orchestra della serata è Gigi Mandruzzato, un cuoco poeta dalle sfumature eleganti e dall'animo gentile, specializzato nella cucina territoriale che, negli anni, lo ha reso titolare di una cattedra unica, innovativa e senza portafoglio qual'è quella di storico/cuoco.
Giungiamo all'Alberghiero in perfetto orario (20:00) per scoprire che le danze sono già iniziate con ritmo cadenzante; all'ingresso infatti si staglia un ricco buffet colmo di leccornie colorate e briosi beveroni gettonatissimi.
Incontriamo per primo Adelino Polo, inviato del Resto del Carlino che già avevamo conosciuto in occasione di un'altra kermesse culinaria. Insieme a lui ci accomodiamo al tavolo delle autorità (?) dove ci fa compagnia anche l'amico Paolo.
Presentazione di rito.
Allievi tutti schierati.
Preside che suona la carica, saluta e ringrazia.
Via gara.
La sala è gremita soprattutto di genitori, altri presidi, autorità (non noi) varie, qualche politico/a e gli immancabili "onnipresenti" a tali sagre.
Il menù della serata è ricco di rimandi Polesani: dalla polenta con capa santa, al risotto di rane, al pasticcio di radicchio, al pesce in crosta con verdure, il tutto innaffiato da bianchi moderatamente mossi.

Sembra di stare ad un matrimonio in effetti, e mi sorprende non sentire nessuno far partire il: "W i Spusi!" che contraddistingue tali manifestazioni, il vero matrimonio all'Alberghiero lo stanno però celebrando gli allievi, un matrimonio importante col mondo del lavoro. È infatti questa scuola un viatico sicuro per il lavoro, ben poche altre possono vantare tale effetto, tale richiesta di personale, anche giovanissimo, immediatamente immesso nell'attività produttiva. La maggioranza di loro infatti ha già in tasca un biglietto che li porterà in alberghi o ristoranti dove passeranno l'estate a lavorare, ad affinarsi, sul campo a completarsi.
C'è chi da lì, è passato a Girona, da un tale Adrià
altra storia di cui Vi daremo conto.
Le portate scorrono più o meno veloci, la qualità è un po' quella del matrimonio succitato: niente di eclatante, tutto gradevole, ma come dicevamo prima non è il piatto che conta ma come, e in questo caso da chi, viene preparato.
Disgraziatamente.
Ci viene consegnata una scheda di valutazione della cena, dove veniamo chiamati ad esprimere un giudizio (ipocrita?) sulla cena, il servizio ed altre situazioni.
Decidiamo collegialmente al nostro tavolo di tenere il punteggio volutamente tendente al basso per portare in media quello che risulterebbe un plebiscito familiare, seguendo comunque una linea onesta di valutazione.
Alla fine aggiungiamo qualche altro metro di misura come: "pettinature" e "musica", visto che non riuscivamo a capire il significato della valutazione "affidabilità", e anche per dare più ottiche alla serata.
Nel finale l'arrivo del dolce rende omaggio allo scenografo con flambé multicolori nella penombra delle candele, i flash divampano, gli applausi si sprecano, tutto finito.
I ragazzi però.
A gran voce.
Chiamo: "Gigi! Gigi!".
Non può sottrarsi, prende il microfono, saluta tutti e ricopre i suoi ragazzi di carezze vocali rendendo evidente il legame unico che è riuscito a creare tra insegnante e allievi
cosa difficile, che io mi ricordi.
Cin Cin.
OlmO